Si nasce alla vita in tanti modi, in tante forme: albero o sasso, acqua o farfalla... o donna, e per una volta sola, e in quella data forma, unica, perché mai due forme non erano uguali, e così per poco tempo, per un giorno solo talvolta, e in un piccolissimo spazio, avendo tutt'intorno l'ignoto, l'enorme mondo, la vacuità enorme e impenetrabile dell'esistenza. Formichetta, si nasce, e moscerino, e filo d'erba. So io che sforzi faccio certi momenti a tenermi ritto su due zampe soltanto. Credi, amico mio: a lasciar fare alla natura, noi saremmo, per inclinazione, tutti quadrupedi. La meglio cosa! Più comodi, ben posati, sempre in equilibrio... Quante volte mi butterei a camminare a terra, così con le mani puntate, gattone! Questa maledetta civiltà ci rovina! Quadrupede, io sarei una bestia selvaggia; quadrupede, ti sparerei un pajo di calci nel ventre per le bestialità che hai detto; quadrupede, non avrei moglie, né debiti né pensieri.
Intanto però era nato un uomo, un picciliriddro, un carusu che di nome faceva Luigino.
Biografia del figlio cambiato, Andrea Camilleri