25 dicembre 2012

21 novembre 2012

East Side Gallery - Berlin
"Wer will dass / die Welt so bleibt / wie sie ist / der will / nicht / dass sie / bleibt"
"He who wants / the world to remain / as it is, / doesn't want it / to remain / at all."

Erich Fried

30 settembre 2012

cartoline nere


I
Agenda riempita, futuro sconosciuto.
II cavo mugola la ballata senza terra.
Nevicata sul plumbeo mare. Ombre
si azzuffano sul molo.

II
In mezzo alla vita accade che la morte venga
a prendere le misure dell’uomo. Quella visita
si dimentica e la vita continua. Ma il vestito
si cuce in silenzio.

Tomas Tranströmer

15 agosto 2012

j'arrive où je suis étranger

Rien n'est précaire comme vivre
Rien comme être n'est passager
C'est un peu fondre comme le givre
Et pour le vent être léger
J'arrive où je suis étranger
Un jour tu passes la frontière
D'où viens-tu mais où vas-tu donc
Demain qu'importe et qu'importe hier
Le coeur change avec le chardon
Tout est sans rime ni pardon
Passe ton doigt là sur ta tempe
Touche l'enfance de tes yeux
Mieux vaut laisser basses les lampes
La nuit plus longtemps nous va mieux
C'est le grand jour qui se fait vieux
Les arbres sont beaux en automne
Mais l'enfant qu'est-il devenu
Je me regarde et je m'étonne
De ce voyageur inconnu
De son visage et ses pieds nus
Peu a peu tu te fais silence
Mais pas assez vite pourtant
Pour ne sentir ta dissemblance
Et sur le toi-même d'antan
Tomber la poussière du temps
C'est long vieillir au bout du compte
Le sable en fuit entre nos doigts
C'est comme une eau froide qui monte
C'est comme une honte qui croît
Un cuir à crier qu'on corroie
C'est long d'être un homme une chose
C'est long de renoncer à tout
Et sens-tu les métamorphoses
Qui se font au-dedans de nous
Lentement plier nos genoux
Ô mer amère ô mer profonde
Quelle est l'heure de tes marées
Combien faut-il d'années-secondes
À l'homme pour l'homme abjurer
Pourquoi pourquoi ces simagrées
Rien n'est précaire comme vivre
Rien comme être n'est passager
C'est un peu fondre comme le givre
Et pour le vent être léger
J'arrive où je suis étranger

Louis Aragon 

1 luglio 2012

16 giugno 2012

se ti guardo negli occhi

Se ti guardo negli occhi,
svanisce ogni mia pena, ogni tormento;
se ti bacio la bocca,
perfettamente sano ecco divento.
Se mi appoggio al tuo seno,
discende in me come un divino incanto;
ma se mi dici. "Io ti amo",
frenar non posso, ahimè, l'amaro pianto.

Heinrich Heine (1797 - 1856)

31 maggio 2012

qualcuna prima di te, qualcuna dopo di te


Uomo, mi hanno condotta dall' estremo
dove vivevo intera la ‘mia’ vita
al Tuo opposto tremendo di giustizia:
che cosa dedurranno dal confronto
dei nostri due insondabili principi?

Qualcuno certo, conscio del Tuo inizio,
tratteneva i Tuoi volti successivi
in un travaglio cieco di rapporti
ma io, ancor prima che gli anelli tutti
della mia vita fossero congiunti,
mi distaccai precipite dal nulla
e proclamai la carne concepita.

Uomo Perfetto, cosa dannerai
di questo seme che, nel modularsi,
s'è rinforzato solo di se stesso
senza estasiarsi in giochi di virtù?

Certo conoscerai che equilibrando
ogni comandamento che mi esorta
a saturarmi tutta di peccato,
che riportando a questo intendimento
la perfezione delle mie lacune,
confluirei con adeguato passo
verso una vita lineare e assente.
Ma per ora, il peccato, del mio tutto,
resta la tappa ultima e possente
ed un ritmo incessante di condanna
mi rigetta dal muovermi comune.

Quando, fanciulla appena, mi concessi,
quando mi sciolsi per la prima volta
da quel bruciore acuto di purezza
che sublimava ambiguità tremende,
sentii l'impegno che covava dentro
crescere, quasi a forza di missione.

Non ho altra virtù che di condurmi
a prodigiose altezze di consenso
e una stanchezza illimite mi prende
se non mi adagio sopra un'altra forma...

Allineando tutte le mie ombre
volte perdutamente verso terra,
posso durare un tempo indefinito
accentrata in un'unica figura.

Ma che dolore sale le mie braccia
reggenti il grave fascio di me stessa:
l'essere dura giova solamente
a questa dubbia resistenza mia...
Sotto il piede che immagino sicuro
cerco il terreno viscido di sempre:
la tentazione è come un tempo lungo
ch'io devo bere, abbrividendo, in fretta...

Guarda, perché, previeni il Tuo guardarmi
con errata coscienza di pudore?
Guarda, senza sapere l'astinenza,
queste carni purgata dal piacere,
questi occhi sinceri nell'orgoglio,
questi capelli dal profumo intenso
di vita e di memorie...
Peccato questo vivere me stessa?

So che la santità germoglierebbe
esercitando in me falsi connubi,
ma assegnami una giusta tolleranza
se l'indolenza nega questo passo,
fa che il ritorno al vivere di sempre
non sprofondi nel buio di un abisso
e che non mi si dia maggiore colpa
se come gli altri, e con eguale indugio,
gioco il distacco della mia matrice.


Una Maddalena, Alda Merini 

5 aprile 2012

rugiada

mi chiedi perchè scrivo
sempre partendo
dal mattino. come se
me ne fossi data regola.
e non è che mi infastidisca
la domanda, sono certa
d'esser giusta se do
valore alla rugiada.
mi vien solo il dubbio
si pensi che ho
più paura di altri
di non rivederla.

27 gennaio 2012

trasloco

Conosco già la casa
ne conosco i rumori

Il passo pesante
disperato
lo schizzare di sete come
lavande nell'aria
del corridioio
l'acqua che salta dal secchio
di gambi e di terra
l'incontro di pentole
così promettente
schioccano labbra
di bimbe
sorridenti
- Dove sei stata? -

Il ronzio esausto
del computer
frusciano pagine
di un esame
non scelto
le proteste del cuscino
battuto fuori
dalla finestra
ridere
con le lacrime agli occhi
- Ciao Bobi, come va? -

Il coltello
millimetrico
sul burro
il dito piano
sulle ferite delle Lacoste
il respiro
subito prima dell'insulto
(si pentirà)
la chiave
nella toppa
canterà la stessa nota
stonata su Battisti
- Usa la zucca! -

Sconosciuti
eccitati
rumori
aspettano
nascosti
sgomitando
il segnale
lo da lo stuino alla porta
al quarto piano
della casa di fronte a Ulisse.