12 aprile 2010

impossibile

Da solo non ce la faccio,
non riesco a portare un pianoforte
(figurati poi
una cassaforte)
E se non una cassaforte
e non un pianoforte,
come ce l'avrei fatta,
dopo averglielo ripreso, a portare il cuore?
I banchieri insegnano:
"Noi siamo ricchi sfondati.
Se le tasche non bastano,
c'è posto nella cassaforte".
Ho rinchiuso
dentro di te
l'amore,
tesoro nascosto dentro il ferro,
e me ne vado in giro
felice come un Creso.
E magari,
se proprio mi va,
prenderò un sorriso,
o mezzo,
o anche meno,
e in allegra compagnia
ne spenderò in metà notte
per un quindici rubli di spiccioli lirici.

Da Amo, Vladimir Majakowskij (1921-22)

9 aprile 2010

l'ultimo degli umanisti

Io sto qui col naso ben ficcato nella terra e ci sto fin dall'inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l'uomo è stato creato per provare. A me interessava quello che l'uomo desiderava e non l'ho mai giudicato, e sai perché? Perché io non l'ho mai rifiutato, nonostante le sue maledette imperfezioni! Io sono un fanatico dell'uomo, sono un umanista... probabilmente l'ultimo degli umanisti. Chi, sano di mente, Kevin, potrebbe mai negare che il ventesimo secolo è stato interamente mio?

Da 'L'avvocato del diavolo', sceneggiatura di Jonathan Lemkin e Tony Gilroy (1997)

8 aprile 2010

mogol&battisti vs pubblicità 1- 0

Io non ti voglio piu' vedere mi fai tanto male con quel sorriso professionale sopra a un cartellone di sei metri od attaccata sopra a tutti i vetri. Non ti voglio piu' vedere cara mentre sorseggi un'aranciata amara con l'espressione estasiata di chi ha raggiunto finalmente un traguardo nella vita. Io non ti voglio piu' vedere sul muro davanti ad un bucato dove qualcuno ci ha disegnato pornografia a buon mercato. Non ti voglio vedere intanto che cucini gli spaghetti con pomodori peso verità tre etti mentre un imbecille entrando dalla porta grida un evviva con la bocca aperta col dentifricio pure trasparente dove ti fanno dire che illumina la mente e mentre indossi un super super super reggiseno per casalinga tutta veleno. E mentre parli insieme a una semplice comparsa vestito da dottore, che brutta farsa. ti fanno alimentare l'ignoranza fingendo di servirsi della scienza
Ma e' un canto brasileiro
Eppure non sei meno bella in casa senza cerone, non dico che sei una rosa, sarei un trombone. ma ti vorrei vedere qualche volta in bikini senza sfondi di isole lontane e restare un po' vicini. Io ti vorrei vedere mentre cogli l'insalata dell'orto che vorrei aver coltivato prima di essere morto
Anche se guadagni centomila lire al giorno non ti puoi scordare che la vita e' andata e ritorno
Non ti voglio vedere vendere i giorni e le sere, ti capiro' se un altro uomo un giorno vorrai ma consumare la tua vita cosi' non puoi... Non puoi partecipare a quella storia dove racconti che la benzina quasi quasi quasi purifica l'aria, sara' al mentolo l'ultima scoria fotografata insieme a dei bambini che affidi al fosforo dei formaggini... Ah ma e' un canto brasileiro

E' un canto brasileiro, Lucio Battisti (1973)

7 aprile 2010

rassegnazione

Le ceneri furono raccolte in due urne, e riposte in un loculo che venne sigillato.
Fosse stato solo, Jules le avrebbe mischiate.
Kathe aveva sempre desiderato che le sue fossero gettate al vento dall'alto di una collina.
Ma non era permesso.

Da Jules e Jim, Henry Pierre Roché (1953)

2 aprile 2010

capacità decisionale di quadri e chiodi

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico,  fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto,  fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro,  fran
Non c'è una ragione. Perchè proprio in quell'istante? Non si sa.  Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un' anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello,  fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buona notte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto,  fran. Non si capisce. 
E' una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e vedi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran.

Da Novecento, Alessandro Baricco (1994)

1 aprile 2010

il vecchio e il nuovo

Non sono spaventato dalla morte. E neanche dal dolore, nonostante la mia soglia di sopportazione sia piuttosto bassa. Ho capito che anzi, la vita della gente è interessante solo se c'è stata molta sofferenza. Più ce n'è, e più la vita è interessante.

E' la vecchiaia, invece, che mi terrorizza. Non è tanto per la noia quotidiana, o il fastidio che si ha nel sentirsi di peso per gli altri. Quanto per il fatto che diminuiscono in maniera esponenziale le occasioni di sentire un tumulto, nel cuore, quel tumulto che rende felici.

Prima pensavo che questo tumulto corrispondesse all' amore, e all' innamoramento. E finchè si ha la fortuna di vivere ogni giorno, costantemente, a stretto contatto con questi, non riesce a vedere oltre. La verità è che l'amore è solo una delle mille facce di un cubo che si chiama meraviglia, cioè novità. La linfa vitale non risiede nella costanza dei sentimenti, o nella sicurezza degli affetti: sono solo palliativi di un male che non si estingue mai. E' la fame di sensazioni nuove, di sensazioni forti, e di momenti di stupore a tenere in piedi queste nostre gambe.

La vecchiaia si compone di una serie reiterata di gesti sempre uguali, e si fonda sulle routines, non sul cambiamento. Quello che mi indispone dei vecchi è che hanno smesso di stupirsi; perchè con tutto quello che han passato᾿ pensano di aver visto tutto. E non viene loro in mente che, quando hanno affrontato quelle cose, erano giovani. Ora, se il cambiamento sfreccia davanti al loro naso, non se ne accorgono neppure. E' una categoria che hanno imparato ad ignorare, che si rifiutano di riconoscere, perchè è più comodo, così.

Lo stato di anzianità mentale subentra proprio quando si estromette il cambiamento dalla propria vita. Quando smetti di fare dei tentativi, e preferisci camminare seguendo il percorso indicato. Quando scegli il silenzio di una camera da letto, invece che quello di una serra. Quando affidi il tuo itinerario ad altri, pagandoli perchè possano ridurne gli imprevisti. Quando ascolti un unico genere musicale, o guardi sempre lo stesso tipo di film. Quando ti rifiuti di leggere un emergente, perchè pensi che tanto dirà le stesse cose degli antichi.

Non c'è niente di intrigante nel proprio passato; i ricordi servono soltanto quando puoi sfruttarli, e quando aiutano a correggere il tiro nel presente. Immergersi in essi è come ubriacarsi, senza sapere che il giorno dopo starai male.

Quando ti senti 'arrivato', quando smetti di riempire il fagotto che hai sulle spalle, quando riponi la tua fiducia in un dio piuttosto che in un uomo, quando smetti di imparare, e non cambi mai opinione perchè sei sicuro del fatto tuo... Allora la vecchiaia è alle porte.

Queste cose io le conosco perchè compio novant'anni. 
Oggi, per la prima volta, mi sono lavato i denti con la mano sinistra per vedere che effetto faceva, ed è stato incredibile.