21 maggio 2011

7 aprile

Ma ecco, ho riletto quello che ho appena scritto.
Come mi piacerebbe scriverti diversamente. Come mi piacerebbe essere uno che scrive in un altro modo. Le mie parole sono così pesanti. In fondo avrebbe potuto anche essere semplicissimo, no? Come quando si chiede: "Dimmi, piccino, dove ti fa male?". Allora chiuderei gli occhi e scriverei in fretta: volesse il cielo che due estranei vincessero l'estraneità. Il principio stesso dell'estraneità, carico di prescrizioni e conseguenze - il vertice del Cremlino, soddisfatto e sazio, che ci si è assestato nelle profondità dell'anima. Come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un'iniezione di verità per dirla, finalmente, la verità. Sarei felice di poter dire a me stesso: "Con lei ho stillato verità". 
Sì, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anch'io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso - parola tua. Non ricordavo nemmeno che fosse lecita.
Un suono così delicato e ovattato. Una parola senza pelle (se la si ripete più volte a voce alta ci si può sentire come terra riarsa, e non è facile il momento in cui l'acqua s'infiltra fra le crepe). Sei stanca, mi obbligo a dirti buonanotte.

da Che tu sia per me il coltello, David Grossman (1998)

22 marzo 2011

a un nato del settantaquattro

Chissà come si è sentita Frances Farmer.
Ho preso una boccata d'aria slovena e ho capito che il sentimento
il peggiore di tutti
è il sentirsi indegni dell'affetto altrui.
Sapere che forse non è solo una sensazione...
Ma non parlo di te.

Lobotomia. Amnesia, distacco totale.
Costringere qualcuno a barattare ricordi 
con false promesse di guarigione
dal vivere genuino.
Ora si, parlo di te. Ancora voglio te.

Concubina, spasimante devota, orecchio fedele.
Compagna sorridente 
un poco sconsiderata 
a zonzo per paesi lontani.

Frida e Diego si tenevano per mano
e ognuno dei due, con l'altra mano,
palpeggiava un bel sedere.
Anche tu, non puoi davvero essere così indegno dei miei pensieri;
io devo amarti.
Potrei mettere davanti a me le tue ambiguità e 
nello specchio
vedrei il mare.

Conosci la sensualità della tua paura. Quando vedo abbassarsi gli occhi
davanti alla mia certezza
violenza per te, per me speranza.
D'accordo, ti mette a disagio. 
Ma io devo amarti. Non c'è altro.

E allora davvero, stasera prenderò qualcosa di forte,
farò tutto con cura
darò la buonanotte ai miei libri
metterò su la coperta della tristezza
peccato capitale,
lascerò nel buio solo questa lucetta rossa
che attiri le fate,
e alla fine pregherò la Natura
perché io possa sempre guardarti.

Sembrerà di veder piovere su Mezzavalle in attesa.

13 marzo 2011

non importa titolare

Ogni volta
che penso a te
si forma nella testa
uno spazio vuoto
una specie di anticamera a te
dove non c'è nient'altro

Constato
alla fine di ogni giorno
che nella testa
dev'esser rimasto molto più spazio vuoto
di quanto non credessi

Erich Fried

5 marzo 2011

l'etichetta del merlot

Per gli uomini, che accada tutto ciò che desiderano non è la cosa migliore.

Eraclito di Efeso

1 marzo 2011

disposizioni funebri

Ti prepari a un dolore,
ma ne arriva un altro.
Non è come il clima,
non puoi fronteggiarlo,
essere impreparati è tutto.
Il tuo compagno, la tua donna,
l'amico che ti è accanto,
il bambino al tuo fianco,
e il cane,
tremiamo per loro,
guardiamo il mare e pensiamo
pioverà.
Dobbiamo prepararci alla pioggia;
non colleghiamo
il sole che àltera
gli oleandri oscurati
nel giardino in riva al mare,
l'oro che si spegne sulle palme.
Non colleghiamo questo:
il puntino di pioviggine
sulla pelle,
col mugolio del cane,
il tuono non spaventa,
essere pronti è tutto:
è più profondo della prontezza,
è profondo come il mare,
profondo come la terra,
profondo come l'amore.
Il silenzio è più potente del suono,
siamo colpiti nel profondo, ammutoliti,
come gli animali che non dicono mai l'amore
come noi, tranne che
diventa inesprimibile
e dev'essere detto,
con un mugolio,
con le lacrime,
con la pioviggine che ti sale agli occhi,
senza dire il nome della cosa amata,
il silenzio dei morti,
il silenzio dell'amore sepolto più in fondo
è il vero silenzio,
e sia che lo proviamo per una bestia,
un bambino, una donna, un amico,
è il vero amore, è identico,
ed è benedetto
nel modo più profondo dalla perdita
è benedetto, è benedetto.

Derek Walcott

11 febbraio 2011

il destino

A volte ho sognato che nel giorno del Giudizio quando i grandi condottieri, i grandi avvocati e statisti si faranno avanti per ricevere le loro ricompense - le corone, gli allori, i nomi indelebilmente incisi su marmi imperituri - l'Onnipotente si rivolgerà a Pietro e gli dirà non senza una certa invidia nel vederci arrivare coi nostri libri sotto il braccio: 'Vedi, questi non hanno bisogno di alcuna ricompensa. Qui non abbiamo nulla da offrirgli. Hanno amato leggere'.

Virginia Woolf, da
'Ore in biblioteca e altri saggi'

6 febbraio 2011

disgelo?

Un corridore sfinito sul ciglio 
della strada nevosa.
Ti passa a fianco
sempre correndo, e dice: 
Tu lo sai che non è per te, 
che non è tempo
e che non è lei!

Teniamo alto il morale,
che la ringhiera è bassa.

25 gennaio 2011

si he de vivir

Si he de vivir sin ti, que sea duro y cruento,
la sopa fría, los zapatos rotos,
o que en mitad de la opulencia se alce la rama seca de la tos,
ladrándome tu nombre deformado, las vocales de espuma,
y en los dedos se me peguen las sábanas, y nada me dé paz.

No aprenderé por eso a quererte mejor,
pero desalojado de la felicidad
sabré cuánta me dabas
con solamente a veces estar cerca.

Esto creo entenderlo, pero me engaño:
hará falta la escarcha del dintel
para que el guarecido en el portal
comprendala luz del comedor,
los manteles de leche,
y el aroma del pan
que pasa su morena mano por la hendija.

Tan lejos ya de ti como un ojo del otro,
de esta asumida adversidad nacerá la mirada
que por fin te merezca.

Julio Cortazàr

6 gennaio 2011

arte poetica

Fra ombra e spazio, e ornamenti e fanciulle,
ricco di cuore raro e sogni funebri,
pallido, sempre più pallido, col viso spento,
e in lutto di vedovo furioso
per ogni giorno di vita, ahimè,
e per ogni suono che accolgo con tremore,
ho sempre assente sete, uguale febbre fredda,
un udito che nasce, un'ansia obliqua,
come al giungere di ladri o di fantasmi,
e in un guscio di misura fissa e profonda
come un servo umiliato, una campana un poco rauca,
come un vecchio specchio, come un odore di casa solitaria
dove gli ospiti entrano di notte perdutamente ubriachi,
e c'è un odore di vesti sparse a terra, e non c'è un fiore,
o in un altro modo anche meno malinconico,
ma la verità, subito, il vento che mi sferza il petto,
le notti di sostanza infinita cadute nel mio letto,
il rumore di un giorno che brucia con sacrificio,
chiedono tristemente ciò che in me porto di futuro,
e c'è uno sterminio d'oggetti
che chiamano senza mai risposta,
e un movimento senza fine, e un nome confuso.

Pablo Neruda